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Pareto tratteggia così la storia della ferriera di San Giovanni Valdarno: "Fondata in un'epoca che volgeva propizia all'industria del ferro la parte costruita doveva essere l'officina di pudellaggio di una grande ferriera che si sperava di potere impiantare entro breve termine. Senonché prima ancora che principiasse la fabbricazione già le condizioni dell'industria del ferro principiavano a declinare e, mancando anche il capitale alla società, non potevasi più sperare di ampliare la ferriera ma dovevasi restringere questa alla parte già esistente e quindi volgerla alla fabbricazione delle sagome mercantili con le rotaie. Sorgeva anche la gravissima questione dei forni. Quelli Ponsard con la lignite non corrispondevano allo scopo. Si fecero delle modificazioni ai forni Ponsard e si costruì un forno Siemens con i disegni del rappresentante dell'inventore. Né i forni Ponsard modificati né il forno Siemens diedero buoni risultati. I primi richiedevano troppi frequenti restauri, il secondo ha sempre consumato una enorme quantità di combustibile, con scarso prodotto. Allora, ammaestrati dall'esperienza, si sostituirono ai forni Ponsard dei forni a scaldare, bensì del sistema Siemens, ma modificati in modo da adattarli al nostro combustibile. Ora la quistione dei forni a riscaldare è pienamente risolta, e quelli che abbiamo nulla lasciano a desiderare. Ma la ferriera serve per uno scopo diverso da quello per cui fu costruita e perciò nulla vi è appropriato allo scopo. Abbiamo quindi le questioni gravissime: dei laminatoi, della macchina, delle caldaie. Il grosso laminatoio non è adatto per fare le sagome mercantili piccole e nemmeno medie. La mancanza di capitale per impiantare altri laminatoi ci obbligò a valerci di quello che avevamo per fare ferri piccoli e medi, e fu questa la cagione della maggiore perdita della società. La macchina è troppo potente per un laminatoio da ferro mercantile e spende troppo vapore. Le caldaie sono di un cattivo sistema e consumano troppo conbustibile. Si è impiantato un piccolo laminatoio e con ciò sono sparite le difficoltà che avevamo per la fabbricazione delle piccole sagome. Si è provveduto una nuova caldaia e sarà assai migliorato, quindi, l'andamento della macchina. Tutti questi provvedimenti avrebbero potuto sortire un effetto favorevele e atto a portare un utile nel bilancio della ferriera se in pari tempo che si migliorano le condizioni della fabbricazione nostra non fossero andate ognor più declinando le condizioni del commercio del ferro e riducendosi il margine tra il prezzo delle vecchie rotaie e quello del ferro mercantile. I nostri concorrenti miglioravano anch'essi la loro fabbricazione ma mentre il nostro punto di partenza era pessimo il loro era almeno discreto cosicché essi ci potevano stare sempre avanti e la società, costretta a tenere loro dietro nel ribasso dei prezzi, provava pedite sensibili, ogni nostro miglioramento venendo in breve tempo paralizzato da una successiva riduzione di prezzo del prodotto. La concorrenza è ora esclusivamente tra i produttori italiani ed anzi col basso prezzo della materia prima - le vecchie rotaie - è perfino lecito di nutrire speranze di esportazioni per i porti dell'Oriente. Ora benché i nostri concorrenti abbiano introdotti molti miglioramenti sono ben lungi dall'essere giunti alla perfezione. La condizione delle cose in Italia è dunque tale che se uno dei produttori nazionali può scendere nella lizza con larghi capitali che gli permettano di porsi subito in ottime condizioni di produzione egli può essere certo di vincere gli altri e quindi, rimanendo poscia arbitro dei prezzi del mercato, assicurarsi discreti guodagni".
Cose notevoli
impianti - ferriera di San Giovanni Valdarno - progetti
ferriera di San Giovanni Valdarno - storia - 1872-1877
mercato - concorrenza