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"Ora poi che nevica posso dire senza esagerazione che il tritino che si carica nei gazogeni delle caldaie è in gran parte mota e neve. Conseguenza di ciò è che manca il vapore per passare le cariche dei forni; questi invece scaldano benissimo e perché sono di fresco restaurati e perché vi si brucia lignite che avevo messo in deposito sotto il capannone nei gironi di bel tempo. Quando questa sarà terminata proporrei di fermare le ferriere perché se ci vorremo ostinare a bruciare nei forni quel misto di lignite acqua e mota che si carica ora sulle chiatte credo che non faremo altro se non sciupare ferro e danari. Le difficoltà che abbiamo qui sono già molte e gravi, so che alcune non si possono per ora togliere come sarebbe il laminatoio troppo grosso e le caldaie di un pessimo sistema, ma se a queste ne aggiungiamo altre ancora è impossibile, a parer mio, di mandare avanti la ferriera".
"Per me, se si vuole che la ferriera vada anche solo discretamente, sono assolutamente indispensabile le due seguenti condizioni: 1° Che non si carichi e non si trasporti lignite per la ferriera nei giorni di pioggia e di neve. 2° Che a San Giovanni si facciano capannoni capaci di tener al coperto la lignite occorrente nei giorni di pioggia". Per i capannoni Pareto stima un prezzo di 3.000 lire l'uno.
Pareto ritorna sull'argomento anche nella lettera R02C153 indirizzata alla direzione da San Giovanni Valdarno il 12 settembre 1876.