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Moglie di Luigi Credaro. Nacque a Montagna in Valtellina il 25 gennaio 1863. Avviata agli studi magistrali, mancando un Istituto di questo indirizzo in Provincia di Sondrio, frequentò la Scuola Magistrale ambulante (che in quegli anni aveva sede a Ponte in Valtellina) e nel 1879 si diplomò a Sondrio nella Regia Scuola Normale, risultando la prima assoluta. Fino all’81 fu quindi alunna della Scuola Normale presso il Collegio di S. Chiara in Como, ove conseguì la patente magistrale superiore. Dopo un biennio di insegnamento a Tresivio, a 21 anni sposò nel 1884 Luigi Credaro, divenendone impareggiabile collaboratrice. Fu con lui a Lipsia durante il periodo di perfezionamento presso quell'Università, lo seguì nella brillante carriera accademica da Pavia a Roma, lo affiancò come segretaria nell’opera dell’Unione Nazionale Magistrale, lo sostenne nelle fatiche della vita politica. Fece parte di Commissioni di vigilanza per le scuole del Comune di Roma e collaborò con E. Chiaraviglio Giolitti e altre gentildonne a iniziative filantropiche e di educazione popolare nella Capitale. Tradusse Psychologie et Morale appliquées a l’éducation (1907), opera del pedagogista francese F. Alengry, pubblicata da Paravia nel 1915 con il titolo L’educazione su le basi della psicologia e della morale, testo che raggiunse il 15° migliaio di copie ed ebbe un ruolo di rilievo nella diffusione dello herbartismo in Italia. Giuseppe Marcora, per molti anni Presidente della Camera dei Deputati, la considerava "donna di grandi virtù intellettuali e di cuore, nonché di alto intuito politico". Morì a Roma il 17 marzo 1924.