Ingegnere, imprenditore e uomo politico. Si laureò in Ingegneria a Torino nel 1865 prima di arruolarsi volontario nella Terza Guerra d'Indipendenza. Fu quindi deputato per i liberali e i moderati di destra dal 1886, prendendo parte attiva ai dibattiti parlamentari e distinguendosi per la sua competenza nel campo della tecnica, della finanza, dei trasporti ferroviari e dell'industria in genere.
Fu membro della Giunta del bilancio di assestamento del 1897-1898 e ricoprì più volte la carica di ministro: del Tesoro (governo Saracco, dal giugno al dicembre 1900), dei Lavori Pubblici (con Sonnino dal dicembre 1909 al marzo 1910), ancora del Tesoro (gabinetto Salandra, marzo-novembre 1914). Si dimise per dissensi con l'indirizzo del governo.
Era titolare, col fratello Giuseppe, della Rubini e Scalini con ferriere a Dongo, sul lago di Como. Era zio di Giorgio Enrico Falck, il fondatore delle Acciaierie e Ferriere Lombarde.
Era in buoni rapporti con Pareto, che aveva fatto visita agli stabilimenti della sua ditta nel dicembre del 1874. Un anno dopo il Rubini visitò la Società delle Ferriere.
Cfr. T. Sarti, Il Parlamento italiano nel cinquantenario dello statuto, Roma, Agostiniana, 1898 ad vocem; Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960- , sub voce Rubini, Giulio, a cura di S. de Maio, v. 89 (2017), vers. elettronica, url https://www.treccani.it/enciclopedia/giulio-rubini_(Dizionario-Biografico)