Con sottotitolo "Industria-Finanza-Politica e Letteratura-Poesia-Teatro-Arte-Critica-Lettere della vita italiana dall'estero", venne fondato nella primavera del 1918 da Aristide Raimondi (vedi) e Paolo Nobile, giornalisti milanesi, per le cure di Corbaccio.
Dopo poco più di otto anni le pubblicazioni cessarono, stampando circa una ventina di fascicoli, a volte in numeri doppi e con cadenza irregolare.
L'orientamento politico del mensile fu quello del liberismo moderato accompagnato da una aspra critica nei confronti degli oscuri rapporti tra affarismo economico-finanziario e ambienti politici, idee assai vicine a quelle di Pareto. Tra i collaboratori si ricordano noti nomi del liberismo e del pensiero economico italiani: Luigi Einaudi (vedi), Agostino Lanzillo (vedi), Umberto Ricci (vedi), Guido Sensini (vedi), ma anche intellettuali e scrittori come Gaetano Salvemini, Piero Gobetti e Giuseppe Prezzolini (vedi), nonché collaboratori ebrei come l'economista Giuseppe Prato (vedi), Attilio Momigliano, Felice Momigliano e Margherita Sarfatti che ricoprirono ruoli fondamentali nella redazione. Le pubblicazioni cessarono nel 1926.
Nel 1928 il periodico si rinnovò: il sottotitolo venne modificato in "Quindicinale illustrato di commedie, romanzi, novelle, poesia, cinema, varietà, sfottò", le cure editoriali passarono a Pervinca e Raimondi fu affiancato da Luigi Motta, letterato e autore di testi teatrali. Il contenuto, quindi, venne orientato verso una letteratura d'intrattenimento e d'evasione mirata ad attirare il pubblico femminile.
Pareto vi pubblicò: Il fenomeno del bolscevismo (1919) e in quattro puntate Trasformazioni della democrazia (1920).