Figlio di Francesco e Maria Meniconi Bracceschi, partecipò alla Prima Guerra mondiale come ufficiale di artiglieria da campagna, prese parte al ripiegamento dall'Isonzo al Piave e combattè sul Grappa. Nel 1918 partecipò alla liberazione di Vittorio Veneto e nel 1922 all'impresa di Fiume.
Nel dopoguerra fu attivo nel movimento degli ex combattenti e fondò con alcuni amici la rivista "Volontà". Si accostò alla Lega salveminiana e divenne anche collaboratore dell'"Unità". Nel 1922 si laureò in filosofia discutendo una tesi sul pensiero di Giovanni Gentile. Antifascista, condivise la linea gobettiana e si schierò dalla parte di Giovanni Amendola e del suo tentativo di pianificare un progetto politico contro il regime.
Nel secondo dopoguerra condusse una vita appartata tenendosi ai margini della vita politica e occupandosi dello studio. Fu, inoltre, presidente (1961-1963) e consulente della Rai (fino al 1971).
Opere: Badoglio a Caporetto (1923), Fissazioni liberali (1924), Da Caporetto a Vittorio Veneto (1925), Fede e filosofia (1942), Scelta di scritti, 1920-1966, prefazione di A.C. Jemolo, introduzione di U. Morra, Torino, ERI, 1975.