Scrittore e giornalista italiano, fu direttore di diversi quotidiani. Figlio di Giuseppe ed Amalia Baravelli, esordì in campo giornalistico, a soli quindici anni, collaborando con giornali locali; divenne poi redattore del "Corriere dell'Emilia" e scrisse per "Leonardo", "La Voce" e "Il Giornale d'Italia", dando così inizio ad un'intensa attività. Dall'agosto 1909 entrò nella redazione del "Resto del Carlino", per cui curò la terza pagina culturale aprendola a diversi orientamenti storici, politici e letterari. Nel 1918 si trasferì per pochi anni a Roma dopo aver accettato il ruolo di condirettore per "Il Tempo". Fallito il progetto, ritornò a Bologna per prendere la direzione del "Resto del Carlino" (1921), incarico che fu costretto a lasciare dopo un paio di anni. A Milano accettò la direzione del "Secolo", quotidiano della democrazia lombarda, continuando a portare avanti le aspre critiche contro Mussolini. Nel luglio 1923, però, fu cacciato dal giornale ormai fascistizzato. L'anno dopo fu chiamato da Alfredo Frassati a dirigere la redazione romana della "Stampa", le cui pagine ospitarono duri attacchi contro il duce che lo portarono di nuovo al licenziamento. Tagliato fuori dall'ambiente culturale giornalistico, dovette aspettare Leandro Arpinati che, nel 1926, lo aiutò ad ottenere la tessera del partito nazionale fascista. Tornò così a fare il giornalista scrivendo in anonimo oppure usando lo pseudonimo "Giulio Cesare Baravelli". Stabilizzatosi come redattore per il "Messaggero", appoggiò le leggi razziali del regime. Nel 1946, a guerra finita, prese la direzione del quotidiano romano. Dal 1952 al 1961 fu chiamato a dirigere il "Corriere della Sera", portando il giornale su una linea equidistante dai partiti politici.
Dal 1962 al 1970 fu presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), sindacato dei giornalisti italiani.
Tra le sue opere: Monarchia socialista (1913); Satrapia (1914); Il Papa in guerra (1915); Il fascismo e la crisi italiana (1921); Il colpo di Stato (1924); L'Italia d'oggi (1932); Studi sul fascismo (1934); Italia e Germania nelle relazioni culturali (1941); Gente di conoscenza (1972); M. Missiroli-G. Prezzolini, Carteggio 1906-1974; a cura di A. Botti, Milano, A. Botti, 1990.
Cfr. Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960- , sub voce Missiroli, Mario, a cura di R. Pertici, pubbl. elettronica, url www.treccani.it/enciclopedia/mario-missiroli_(Dizionario-Biografico)/