Figlio di Diomede e Elisabetta Miceli. Fu giornalista e scrittore, autore di numerosi libri e raccolte di articoli. Si trasferì con la famiglia in Francia all'età di nove anni per ritornare più tardi in Italia, dove si laureò in legge e si dedicò in età giovanile alla poesia, scrivendo testi di canzoni napoletane.
Sindacalista rivoluzionario, nel 1906 fondò a Napoli il settimanale "La scintilla", alla cui direzione rimase fino al 1955 e dalle cui pagine avrebbe ingaggiato una intensa polemica contro il fascismo che gli sarebbe costata il confino a Lipari.
Fu in ottimi rapporti con Pareto, che discorre diffusamente di Marvasi, segnatamente del suo libro Così parlò Fabroni (1914), nel Trattato di Sociologia generale, § 17134: "La descrizione dei fatti pare, in gran parte almeno, esatta e buona. La cagione dei fatti [l'autore] trova nel "sistema capitalistico", e questa è un'asserzione che non è punto suffragata da prove scientifiche, e che può avere solo luogo nella teologia socialista". La seconda edizione del libro di Marvasi, pubblicata nel 1921, uscì con una nota critica di Pareto.
Cfr. E. De Mura, Enciclopedia della canzone napoletana, v. 1: Panorama della canzone napoletana; I poeti; Gli illustratori; Gli editori, Napoli, Il Torchio, 1969, p. 115; Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 1853-1943, a cura di F. Andreucci e T. Detti, Roma, Editori Riuniti, 1977, v. 3, ad vocem.