Bourlot, Pietro [1855-1922]

Data di nascita
1855
Data di morte
1922
Notizie

Titolare della omonima libreria antiquaria di Torino, fondata nel 1848 dal padre Vittorio e dallo zio Pietro, provenienti da Fenestrelle in Val Chisone.
Sotto il suo impulso l'originaria bancarella di libri antichi aperta sotto i portici di piazza San Carlo crebbe notevolmente, arricchendosi con acquisti di importanti biblioteche e collezioni, tanto da diventare punto di riferimento per i bibliofili di tutta Italia. Dal 1890 Pietro conduce infatti un negozio di ben 14 locali, aperto nella palazzina retrostante alla bancarella, e nel 1894 inizia a pubblicare regolarmente il catalogo delle collezioni antiquarie possedute, di cui escono quasi trecento numeri.
Insieme a lui opera il fratello Placido e dopo di loro la libreraia rimane alla famiglia Bourlot per altre due generazioni, con Carlo Ettore e infine Gian Vittorio. Dagli anni '60 del Novecento è proprietà della famiglia Birocco.
Nel corso della sua lunga e prestigiosa attività la libreria Bourlot è stata frequentata da personaggi noti, tra i quali Luigi Einaudi (vedi), Umberto di Savoia, i duchi di Genova e d'Aosta, Giuseppe Giacosa, Benedetto Croce (vedi), Achille Loria, Luigi Pirandello, Arturo Toscanini, Giovan Pietro Vieusseux, e dai proprietari di altre storiche librerie antiquarie italiane e straniere (Hoepli di Milano, Olschki e Gozzini di Firenze, Rappaport di Roma, Maggs e Quaricht di Londra, De Nobele, Loliée e Clavreuil di Parigi, Harrassovitz e Hiersemann di Berlino, Rosenthal di Monaco, Tulkens di Bruxelles, Landarchet di Lione).
Cfr. il necrologio di Pietro Bourlot in "La Stampa", a. 56, n. 111 (10 mag 1922), p. 5.

Bibliografia essenziale

Wikipedia. L'enciclopedia libera, 5 ott 2012, sub voce Libreria antiquaria Bourlot, pubbl. elettronica, url it.wikipedia.org/wiki/libreria_antiquaria_bourlot; Un secolo di Libreria. 1848-1948, a cura di F. Pastonchi, Torino, Tipografia torinese, 1948; F. Cristiano, L'antiquariato librario in Italia. Vicende, protagonisti, cataloghi, Roma, Gela, 1986.

Iconografia